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Dario Marino Ha conseguito nel 2010 la laurea specialistica in Scienze Internazionali presso la Facoltà di scienze politiche dell’Università degli Studi di Siena con una votazione di centodieci su centodieci e lode. Dal 2012 è membro del consiglio d’amministrazione della cooperativa sociale Terra di Resilienza, che si occupa di agricoltura, innovazione sociale e sviluppo locale. |
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| Presentazione della ricerca 1820-1828: la rivoluzione possibile delle province continentali del Regno delle Due Sicilie Tutor Co-tutor Descrizione del progetto La rivoluzione del 1820-1821 nel Regno delle Due Sicilie, attraversata da una molteplicità di conflitti e di fattori specifici, contribuisce a confutare alcuni degli stereotipi della storia politica del Mezzogiorno d’Italia e serba un potenziale esplicativo originale su taluni processi che hanno contraddistinto la storia dell’Italia contemporanea. Nei limiti di un rinnovato interesse verso questo orizzonte storiografico, la ricerca intende approfondire il tema delle relazioni tra le tendenze centripete e quelle centrifughe della società meridionale di provincia attraverso l’analisi della rivoluzione costituzionale del 1820-1821, valutando empiricamente il peso che gli ideali e gli interessi della periferia ha esercitato nelle evoluzioni e nei processi di modernizzazione della storia politica del Regno delle Due Sicilie. L’attenzione della ricerca si rivolge all’analisi delle dinamiche interne della storia politica delle province meridionali e a quei fattori che determinarono la difficile conciliazione fra le esigenze dell’accentramento e la rappresentanza degli interessi, spingendo da un lato strati più illuminati di popolazione verso le prime organizzazioni carbonare, dall’altro una massa di esclusi verso le forme endemiche del brigantaggio. Le analisi sul laboratorio politico costituzionale del 1820-1821 nelle province continentali, insieme ad una ricerca di lungo periodo sulla Carboneria meridionale e sul suo grado di differenziazione territoriale, permettono di caratterizzare le forme di mobilitazione nella cultura politica del Mezzogiorno preunitario (con particolare riferimento alle identità politiche delle “patrie minori”), di specificare meglio i molteplici effetti del centralismo amministrativo sulle periferie, di riflettere sul concetto di “centralità marginale” del Mezzogiorno rispetto al processo unitario, di avanzare ipotesi sul concetto di modernità politica nelle società arretrate e di arricchire, in ultima analisi, i termini della “questione napoletana”. |