| Dario Salvatore
Laureato in Storia nel 2015 con una tesi in storia greca dal titolo “Temistocle il politokos aner: da Frearri a Salamina”, ha poi conseguito nel 2018 la laurea magistrale in Scienze storiche con una tesi in storia delle istituzioni politiche dal titolo “Primo contatto: l’Italia in Somalia. Costruzione di una necessità coloniale e dell’Altro somalo”.
Si occupa di storia coloniale italiana ed europea. I suoi interessi di ricerca includono la storia delle identità imperiali otto-novecentesche, i processi di rappresentazione delle guerre coloniali, la world history.
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Presentazione della ricerca
Mobilitazione politico-economica urbana e progetto imperiale fascista: il caso napoletano.
Tutor
Roberto Rossi, Università degli Studi di Salerno
Co-Tutor
Olindo De Napoli, Università “Federico II” di Napoli
L’obiettivo del progetto di ricerca è quello di vagliare l’esistenza di una «accelerazione totalitaria» compiuta dal regime per l’area di Napoli con un processo di riscrittura dall’alto delle funzioni della città in connessione alla proclamazione dell’impero. Lo scopo è quello di comprendere in che modo la città fu mobilitata dal regime in funzione della guerra d’Etiopia e se al titolo di «porto dell’impero» corrispose una progettualità politica e contestualmente logistica da parte del regime per l’area di Napoli e se e in che modo l’economia della città e della provincia abbracciarono il proposito imperiale.
L’analisi si focalizzerà su alcuni specifici aspetti:
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La costruzione di una città coloniale e imperiale. Per vagliare l’esistenza di un progetto politico dietro il titolo di «porto dell’impero» si intende analizzare una serie di rilevanti eventi e manifestazioni occorsi nell’area del golfo di Napoli. Lo studio di queste manifestazioni fieristiche e congressuali permetterà di soppesare l’esistenza o meno di un progetto di “città coloniale” portato avanti dal fascismo. L’analisi dei congressi tenutesi a Napoli durante il ventennio ha lo scopo di tracciare un piano teorico di questo ambito di ricerca, ricostruendo il dibattito afferente il futuro coloniale della città, soffermandosi in particolare sui lavori del primo congresso per lo sviluppo economico del Mezzogiorno (1925), del primo congresso industriale del Mezzogiorno (1930), del secondo congresso coloniale (1934). Viceversa, l’analisi delle manifestazioni fieristiche legate alla promozione coloniale sarà indirizzata a definire un piano pratico, soppesando, attraverso lo studio di eventi come le fiere campionarie di Tripoli (1927-1940), la seconda mostra internazionale d’arte coloniale (1934-1935) e la Mostra d’Oltremare (1939-1940), la presenza di interessi economici per l’oltremare. Nello specifico, si cercherà di ricostruire attraverso la documentazione presente nel fondo del Gabinetto della Prefettura di Napoli e della Camera di Commercio di Napoli le ricadute economiche sul territorio di questi eventi, esaminando le imprese che eseguirono i lavori, i loro rapporti con le pubbliche autorità, la rete di associazioni che presero parte alle manifestazioni, il livello occupazionale raggiunto e gli obiettivi economici e politici perseguiti dai promotori. Per questo filone d’indagine la ricerca si avvarrà anche delle documentazione prodotta da alcune riviste come “Questioni Meridionali” fondata da Giuseppe Cenzato e Francesco Giordani, e in ultimo dell’opera di alcune istituzioni locali come la Fondazione politecnica del Mezzogiorno e il Reale Istituto d’Incoraggiamento di Napoli.
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La mobilitazione alla guerra d’Etiopia. Un successivo filone d’indagine riguarderà la guerra d’Etiopia. Sulla scorta di quanto suggerito da Labanca (La guerra d’Etiopia, Una guerra per l’impero), la guerra d’Etiopia non sarà vista come un conflitto coloniale, bensì come una vera e propria guerra nazionale che mobilitò l’intero Paese sotto svariati punti di vista. Le diverse fasi che scandirono il conflitto (preparazione, spedizione, approvvigionamento) saranno studiate attraverso un osservatorio particolare, quello della città di Napoli, che in questa vicenda ricoprì l’importante ruolo di centro di collegamento logistico. La documentazione oggetto di studio sarà quella presente nel Gabinetto di Prefettura, che ripercorre le fasi di allestimento e invio di mezzi, truppe e operai dal porto di Napoli per l’Africa. Tale documentazione andrà integrata con quella presente nel fondo Badoglio dell’ACS, con quella del Ministero dell’Africa Italiana e, in ultimo, con quella presente nell’ufficio storico dello Stato Maggiore dell’Esercito così da poter permettere un raffronto tra la pianificazione fatta a livello centrale e lo svolgimento delle operazioni a livello locale.
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La saldatura economica con l’impero. Il terzo campo d’indagine verificherà l’esistenza e la consistenza di un possibile indotto economico sviluppatosi intorno alla vicenda imperiale fascista. L’obiettivo è comprendere se la proclamazione dell’impero schiuse nuove possibilità economiche che l’imprenditoria napoletana colse generando un’offerta di beni e servizi destinati all’oltremare con conseguente ricaduta occupazionale per il territorio campano. Si analizzeranno perciò le vicende dei grandi complessi industriali del territorio con particolare riferimento alle partecipate IRI, come la compagnia di navigazione Tirrenia, Navalmeccanica e l’Ilva di Bagnoli. Nel caso dell’Ilva la «valorizzazione» si concretizzò anche con la formazione di una propria società la S.A. Coloniale Siderurgica e con la partecipazione nella SAMMA (S.A. Meccanica Metallurgica Coloniale) di proprietà dell’IRI. Tale ramificazione comporta un’estensione del campo di ricerca che vada oltre l’archivio IRI all’ACS e contempli la documentazione presente alla Fondazione Ansaldo. Un altro archivio d’impresa oggetto di studio sarà quello della Manifatture Cotoniere Meridionali, che negli anni ‘20 sotto la guida di Bruno Canto tentò un’integrazione verticale con la SAIS (Società agricola italo-somala) e negli anni della «valorizzazione» sotto la guida di Giuseppe Paratone costituì le Manifatture Cotoniere d’Africa.
Questa ricerca non sarà incentrata solo sui grandi complessi industriali, ma anche sugli imprenditori che videro nell’oltremare una possibilità di profitto. Una delle figure su cui maggiormente ci si soffermerà nel corso degli studi è quella del presidente e amministratore delegato della Società Meridionale Elettricità, Giuseppe Cenzato. Uomo di notevoli capacità manageriali, Cenzato ricoprì la carica di presidente della Società Imprese Elettriche d’Oltremare (SIEO) e la documentazione presente nel fondo che porta il suo nome all’archivio Enel di Napoli denota un effettivo coinvolgimento dell’imprenditore nell’economia delle colonie, che non trova riferimento nei lavori a lui dedicati. Oltre la figura di Cenzato sarà indagata quella di un piccolo armatore ischitano, Vincenzo Onorato, il cui archivio privato è conservato presso l’Archivio di Stato di Napoli. Da un’analisi del suddetto archivio, emerge come questo piccolo armatore esercitò parte della propria attività nel servizio di collegamento con l’Africa per conto del Ministero della Guerra. Un archivio inedito come questo permetterebbe di differenziare lo spettro di documentazione in possesso, aprendo una finestra sul ruolo giocato dalla piccola imprenditoria meridionale nelle fasi della campagna militare e della successiva «valorizzazione».
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